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16 luglio Giochi di carte...GIOCO di CARTE X iniziare: Trovate un mazzo di carte e prelevate le 4 regine e i quattro re. Se siete femmine, dp aver ben mischiate le 4 regine, disponetele a faccia in giù sul tavolo. Ripetete l'operazione cn i re. Se siete maschi fate la stessa cosa partendo cn i 4 re, successivamente cn le regine. Una alla volta scoprite le carte, partendo dai re o dalle regine (secondo qnt dtt sopra) e alternando i due tipi di carte. Scegliete a caso qll da scoprire. Poi, una volta che ttt saranno a faccia in sù, guardate gli accoppiamenti ke avete ottenuto. Se avete ttt le carte senza una coppia, vuol dire ke la vostra vita sentimentale è momentaneamente in confusione. Se avete ttt le carte accoppiate, invece, il vostro cuore è leggerissimo e i vostri sentimenti sn in equilibrio perfetto. Re di ♥ +regina di ♥: siete una coppia romantica e innamoratissima. Re di ♣+regina di ♣: l'intelligenza e la razionalità guidano i vostri sentimenti, rendendovi pronti a ttt. Re di ♦ + regina di ♦ : la coppia + divertente ke esista, la vostra spensieratezza vi farà assaporare momenti unici! Re di ♠+regina di ♠: il vostro carattere è trpp simile e scontroso, mi dispiace, ma nn può funzionare...
...X scoprire cm 6... Prendi i 4 assi, dividili nelle coppie: picche, cuori e fiori, quadri. Una alla volta mescola le due coppie e scegli una carta a caso fra le due, poi leggi qui sotto: 1°coppia: Cuori ♥, sei un tipo buono e sensibile. 2°coppia: Quadri ♦, la tua simpatia contagia ttt, a volte xò ci vorrebbe un po' di serietà... Un'ultima cosa, di vitale importanza (cm no...): nn date retta ai giochi di carte, ke tnt nn vi diranno mai niente di vero!!! 14 luglio __0cean0__Visto ke la musica di Miky nn è apprezzata, voglio almeno segnalarvi ke ho trovato una canzone BELLISSIMA, nn sua...
La cantante è LISA, nn è un errore di battitura, nn è Elisa, ma LISA! Il titolo: "0ceano"
Anke se nessuno la conosce, è cmq la canzone + bella ke esista!
♥♠Alessia♠♥ 13 luglio Monete
Oggi ho trovato una moneta da 2 euro che nn avevo mai visto, Repubblica Italiana 2004 (immagine 1). Nn si vede bene ma rappresenta un mondo cn intorno spighe di grano e su cui è scritto “WORLD FOOD PROGRAMME” Le 12 stelle sn disposte lungo il contorno a gruppi di quattro.
Altre monete da 2 euro che ho sn: L’immagine 2, rappresenta un libro aperto cn uno strano disegno intorno e in cima ha la scritta “TRATTATO DI ROMA” e subito sotto “50°ANNIVERSARIO”, Repubblica Italiana 2007. L’immagine 3, c’è l’immagine di una donna cn in mano un libro e poi, a destra, un toro. Qst è la moneta che mi piace di +, xkè il disegno è particolare e davvero bello. Sotto c’è scritto COSTITUZIONE EUROPEA e sul resto del contorno sn disposte le 12 stelle. Anke qui c’ l’ “RI”, 2005.
Bye Bye
♥♠Alessia♠♥ 11 luglio NOMIQst sn i significati di alcuni nomi, nn ci sn commenti di nessun genere... anke xkè nn ci guadagnerebbe nessuno (a volte xò mi sembrano davvero cose improbabili...)
Boh, ditemi ke ne pensate!!!
ALESSIA:
Deriva dal latino Alexius, che a sua volta riprende il greco Aléxios, dal verbo aléxein "difendere, proteggere"; il significato è quindi "colei che difende, protettrice". Potrebbe anche essere una forma abbreviata del nome greco Aléxandros "protettore degli uomini". AMBRA:
Il nome Ambra è nato nel Medioevo come nome augurale femminile, affinché la pelle della bambina fosse profumata e luminosa come l'ambra. Ambra è la protagonista di un poemetto di Lorenzo dei Medici: una ninfa trasformata in pietra che avrebbe dato origine alla villa medicea di Poggio a Caiano. SELENE:
II nome deriva dall'omonima parola greca che indicava la luna. SIMONE:
Il nome deriva dall' aramaico Shimeon e significa "Dio sente,ascolta". Nella Bibbia si legge "Lia concepì di nuovo e partorì un figlio.Disse:perchè il Signore ha sentito che ero disprezzata, mi ha concesso anche questo.E lo chiamò Simone". Varianti straniere: Semyon, Shimon, Simeon, Simon, Szymon. AURORA:
Deriva dall'omonima parola latina che significa "luminosa, splendente"; la parola latina a sua volta deriva dal sabino Ausel, nome di una divinità solare. SAVERIO:
Il nome deriva dall'arabo e significa "splendente".
DAVIDE: DANIELE:
Questo nome deriva dall'ebraico Daniy'el, composto da dan "ha giudicato", oppure da dayan "giudice", e la forma abbreviata 'el di 'elohim "Dio"; il significato è quindi "Dio ha (così) giudicato" o "il mio giudice è Dio". MARCO:
Deriva dal latino Martcus, più tardi Marcus e significa "dedicato a Marte", dio della guerra. Varianti straniere: Marc, Marcos, Marek, Mark, Marko, Markus. MATTEO:
Deriva dall'ebraico Matathiah e significa "uomo di Dio". Varianti straniere: Mads, Matej, Mateus, Mateusz, Mathieu, Mats, Matthew, Maciej. GIULIA:
Il nome ha origine greca e significa "lanuginosa". Varianti straniere: Yuliya, Juli, Julia, Julie. CATERINA:
Viene dal greco Haikateríne o Hekateríne, che deriva forse da Hekáte, nome della dea degli inferi, o da Hékatos, che significa "che saetta" e che era un modo per chiamare il dio del sole Febo. Il nome però, per etimologia popolare, è stato interpretato come collegato all'aggettivo katharós che significa "puro", e latinizzato come Catharina, con th. FEDERICA:
Il nome deriva dall'antico tedesco frid ("pace") e rik ("potere") e significa "potente in pace". Varianti straniere: Friederike.
07 luglio promemoria Nel remoto di qst blog, esiste un TEST ke dovreste fare.... Vi do' un aiutino per trovarlo un po' prima... Cliccando sulla scritta test, qui sopra, potrete andare un po' + indietro fra i precedenti interventi. Siccome nn sn mlt brava nn sn riuscita a creare un collegamento diretto... intanto ecco qst facilitazione! 02 luglio ooOO°°DELIRIO°°OOooDELIRIO
Tempo crudele, sogno stridente. Sfreghi sulle mie membra, logorandomi fin nelle ossa. Ti avvinghi ai miei spasmi, come una catena: corrodi tutto di me. Simile a fiamma consumi le mie notti, abbandonandomi nel più acuto dolore. Ridi, giochi con me. Io mi disgrego, distillo in mille suoni. Non sono che una stonatura, dissonante fra il rumore, stridula, soffusa, insufficiente. In lancinanti grida, persa in non so cosa, vago in cerca di luce: la cerco nelle folli tenebre e in ogni accenno d’aurora. Nell’orizzonte, il tuo macabro ghigno. Penetri: liquido, putrido, selvaggiamente orrendo. Non rimarrà nel buio altro che il tuo atroce sguardo, indagherà nel profondo; dovrò subirlo. Contorcermi nelle sue fitte violente, d’insaziabile crudeltà… senza morire, senza morire… Stringendo i denti e ripetendomi, continuamente, che il sole è alto in cielo. Lo vedo: è vero… Lacerandomi lo osservo sfavillare nel suo cielo che, a me, appare perennemente cupo. 01 luglio Parole al VentoSole, notte. Giorno, buio.
Attese, sentieri,
emozioni,
colori davvero troppo tenui…
perché vengano scorti
da occhi tanto distratti.
Fughe,
attimi,
immagini,
pensieri fattisi fragili:
deboli per mutarsi in parole,
rimangono in stallo.
Luce, luna, nebbia.
Soffi su castelli di sabbia.
Nenie, canti soavi,
frammenti essenziali,
persi,
in brume illusorie, malvagie.
Angoli di tempo, polvere…
anime povere di sentimenti.
Fine del niente. 21 giugno A ttt i membri... |
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Stop.
Lo vedo bene, ad un passo dal cuore, non posso spostarmi e se potessi non lo farei. Seguo con lo sguardo fino a giungere alla mano di lei, poi seguo il braccio carico di brividi fino al bel volto che mi ha tradito. Non è freddo. Ho sempre pensato che uno abbia paura di uccidere. Quando c’è paura, ci sono i brividi. Devo aver imparato da lei a parlare in questo modo, mi piaceva per la sua intelligenza, la furbizia e naturalmente la sua bellezza mi avevano rapito. Adesso vedo tutto chiaro, troppo tardi per tornare indietro, troppo tardi per decidere diversamente. E poi, anche se potessi, non lo farei perché perfino adesso, ora che mi trovo il suo pugnale ad un passo dal mio cuore, la amo. Ho dubitato della veridicità delle accuse che tutti mormoravano su di lei, pur sapendo che erano vere, le più sincere e azzeccate. L’ho difesa quando neppure lei era capace di trovare argomenti per divincolarsi dalla presa delle incriminazioni. L’ho presa per mano e mi sono lasciato condurre ovunque lei volesse, sempre senza fare domande, senza chiedere “Perché?” pur sapendo che la sua meta era sbagliata e pericolosa. Mi sono abbassato quando lei era giù, per non farmi vedere da chi ci cercava, braccava, anche se non dubitavo della ragione per cui lo faceva e non lo dubito nemmeno adesso, con la lama del suo pugnale ad un passo dal mio cuore. Fuggiva dalla giustizia, abile e mascherata, ma io la seguivo convincendomi che tutto fosse un gioco, perché l’amavo e l’amo ancora adesso. Fermo davanti a lei, la ladra che mi rubò il cuore e che adesso l’ha infranto e fra poco lo trapasserà. Vorrei che si rendesse conto di quanto l’amo, che capisse che non la tradirei mai, non la denuncerei alla polizia, non rivelerei il suo aspetto. Nemmeno sotto tortura condividerei con altri i suoi occhi azzurri simili a macchie di acquarello. Mai, neanche se minacciato di morte, racconterei del profumo dei suoi capelli castani, non smaschererei il suo volto bellissimo, dai dolci lineamenti tesi e meno che mai annuncerei quei lineamenti che rare volte avevo visto rilassarsi. Il suo sorriso, il suo nome, tutto di lei sarebbe stato segreto, il mio segreto prezioso custodito nel profondo del mio cuore, ad un passo del suo pugnale.
Bè, è tutto finito ormai, non aspetta solo che un via, che mi appresto a concederle. Almeno non soffrirò più per lei, non piangerò dei suoi dolori al posto suo e delle sue lacrime nascoste sotto la nera maschera. Almeno cesserò di nascondermi…
Ti amo ladra mia, che mi hai rubato il cuore e poi lo hai distrutto, col tuo pugnale.
Paura del buio .
Erano le dieci e mezzo di sera e la strada riportava i lamentosi ruggiti delle auto, nella giungla d’asfalto. Dalla finestra di camera sua Sam guardava le macchine che passavano, osservando ad intervalli quando il cielo, quando la strada e riflettendo su tutta quella distanza fra i due luoghi, forse elemento determinante per la loro diversità. I lampioni giocavano con i passanti, rivelando solo metà del loro corpo, eliminando un pezzo della loro vita alla vista di Sam e del mondo. Come se esistessero a metà- pensò il ragazzo sospirando. Un rumore ruppe il monotono rombo dei motori, un grido dall’altra parte della via. Sam alzò gli occhi ma non scorse nessuno a parte l’immagine indefinita del suo volto, riflessa sul vetro che lo separava dalla strada. La distanza fra cielo e terra e quella fra l’interno e l’esterno gli sembravano equivalenti, in quella cupa notte spettrale. Un secondo grido, più acuto, lo spinse a farsi più indietro, a rintanarsi sotto il caloroso abbraccio delle sue coperte. Chi poteva essere a urlare nel mezzo della notte? L’atmosfera era tetra e Sam sembrò non notare, fra tutto quel rumore e quelle luci, una ragazza che correva nella notte. I capelli neri, o forse era il buio che li faceva così apparire, fluttuavano dietro il suo passaggio, la sua fuga.
Un grido successivo fu poi seguito dal forte boato di un tuono, la pioggia incominciò lenta ma violenta ad abbattersi sulla ragazza. Solo allora Sam si accorse di lei, notò la sua faccia a metà rigata di acqua che si confondeva con la pioggia che la bagnava. I vestiti erano leggieri e sicuramente molto sudici. Un tuono ancora. La ragazza si fermò di scatto, come se percepisse di essere osservata. Si girò rapida verso la finestra di Sam e, sebbene lui credeva non fosse possibile, lo fissò intensamente con gli invisibili occhi, ora rintanati nell’ombra. Il ragazzo rabbrividì, sentiva lo sguardo gelido di lei su di se, sembrava che tutto il freddo della strada fosse penetrato in lui. I due occhi che lo fissavano divennero fluorescenti carboni dorati, al seguito di un altro tuono. Che strano effetto della luce, della notte- pensò Sam accorgendosi del suo respiro sempre più affannoso. Per molto i due rimasero così immobili, il ragazzo incapace di distogliere lo sguardo, anche se gli occhi gli bruciavano come non mai, come se glieli stessero cavando, in qualche macabro modo. Provò a chiuderli ma la pioggia sembrò impedirglielo. Non vedeva nemmeno più la ragazza, solo due luci blu. L’abbaglio della notte- pensò Sam, cercando invano di abbassare lo sguardo e dormire –forse sono due fanali di una macchina. Un lampo illuminò la strada, un urlo, un tuono, il fragore della pioggia sull’asfalto. Poi un rumore dietro alle sue spalle lo fece trasalire, ma lui era incapace di muoversi e non si voltò. Mentre continuava a ripetersi che tutto andava bene, tremando sia per il gelido vento che gli aveva avvolto il cuore, sia perché tutta quella situazione lo terrorizzava, riuscì a balbettare un “Chi è” Confuso. Non ricevette risposta ma solo dei passi che gli si avvicinavano. Non sapeva se sarebbe stato capace di girarsi, per la paura, ma era certo che non gli era permesso farlo, a causa di quella terrificante attrazione, nel buio.
Sally sentì il boato del tuono proprio sopra il suo capo e ciò la fece rabbrividire. Le coperte tirate fin sopra la testa le affannavano il respiro, oltre al fatto che non le davano nessun senso di protezione. Aveva sentito due grida, nel buio notturno della strada dietro alla sua finestra, e l’avevano molto scossa. Doveva assolutamente raggiungere il fratello, con lui sarebbe stata al sicuro. Ma non aveva il coraggio di mettere un piede fuori dal letto, e se dal sotto fosse uscita una mano pronta ad afferrargli il piede e trascinarla negli inferi? Certo sarebbe stata più tranquilla se la luce della sua stanza fosse stata accesa, ma se tendendo la mano per pigiare l’interruttore dei filamenti maligni le si fossero avvinghiati all’arto, risalendo per tutto il suo corpo fino a soffocarla nella loro morsa? Non avrai paura del buio- si disse cercando una punta di coraggio nel profondo del suo cuore- non sei più una bambina, devi essere forte. Ma il suo pensiero non faceva che ripercorrere tutti i libri dell’orrore che aveva letto, tutte le macabre scene che aveva accidentalmente visto in televisione, mentre cambiava canale. Quei ricordi che prima non erano che buio adesso si erano accesi e la pioggia sembrava divenuta un crepitio di grida strazianti che riempivano la notte. Sally si decise. Si alzò e accese la luce, poi velocemente uscì dalla camera, tremando. Il corridoio le si parò davanti oscuro ed inospitale, un altro ostacolo all’apparenza insuperabile. Almeno posso accendere la luce- pensò. Subito dopo un boato potentissimo la fece sobbalzare, nel preciso istante in cui la luce dietro alle sue spalle si spengeva. La corrente era saltata. Sally si strinse fra loro i piedi nudi, mentre lacrime calde le scendevano dagli occhi celesti. Ferma immobile nel buio più profondo, fradicia di lacrime e tremante di terrore. Non hai paura del buio- si ripeté per l’ennesima volta, mentre la luce del panico si dilagava in lei, soffocando anche quella vocina che le sussurrava di farsi coraggio. Non ho paura del buio- disse a voce alta, continuando a tremare nell’oscurità. Poi incominciò a correre, ma il corridoio era lungo come non mai, buio e terrificante. E infinita era la strada fino alla camera del fratello. Un lampo illuminò il viso cupo di una bambola di porcellana, Sally la guardò, come se volesse esser sicura che non si muovesse. Che idea sciocca- pensò, quando il lampo le restituì l’oscurità del pianerottolo. Doveva trovarsi a metà strada, spifferi gelidi le alitavano sul collo. Un secondo lampo illuminò ancora la stanza. Il pallido viso di porcellana sfoggiava adesso un orribile sorriso. Sally fu scossa da una mandata di violenti brividi, mentre accelerava il passo, correva più che poteva verso quell’irraggiungibile porta. Il corridoio scivolava però lento e viscido, sotto i suoi piedi gelidi. Gli scricchiolii di una finestra si amalgamarono a quel quadro di spettrali rumori, la pioggia, i tuoni, una strana risata che sembrava colmare gli intervalli di silenzio. E tutto nel più assoluto buio, sotto lo sguardo orrido di una bambola di porcellana. Finalmente Sally giunse alla camera del fratello, fradicia di lacrime e scossa dai brividi. Aprì la porta.
Sam era ancora immobile, poi sembrò ritrovare la forza di girarsi. Si ritrovò davanti una sagoma, nascosta nell’ombra. “Sam” Pronunciò la sagoma. Il ragazzo scorse una pelle untuosa, macchie d’acqua bagnavano il tappeto sotto i piedi del mostro, doveva essere viscido ed emanare bava.“S-stai lontano mostro!” Urlò Sam prendendo in mano la prima cosa che gli capitò sotto tiro, l’attizzatoio del camino. “No, Sam, sono io” La creatura emise un terrificante ruggito, incomprensibile per Sam, poi si fece avanti verso di lui, ma rimanendo in gran parte nascosta dal buio. “Sam, cosa fai? Sono io Sally” Un altro ruggito e un altro passo avanti. “Stai indietro!” Urlò Sam avanzando con l’attizzatoio teso, tremando da capo a piedi. La creatura stava per avanzare ancora, ma il ragazzo la precedette scoccandole un violento colpo con la sua arma. Quella indietreggiò, continuando ad emettere bava sul tappeto. Cercò ancora di ruggire ma Sam le assestò un altro vigoroso colpo che la fece cadere. Poi il ragazzo eresse l’attizzatoio sopra il corpo disteso del mostro, e ne conficcò la lama acuminata nel petto. Un ultimo straziante ruggito e poi più niente. Sam posò l’attizzatoio e indietreggiò di alcuni passi, fino a raggiungere l’interruttore. La luce era tornata. Accese la lampada che teneva sul comodino. Il bagliore giallo illuminò la sagoma immersa nel sangue di Sally. Il corpo livido e inerme, accasciatosi sotto i violenti colpi dell’attizzatoio. Sam inorridì da quella scena atroce. Riconobbe il viso solare di Sally, rigato da lacrime e nella bocca sanguinante un grido lo pervase muto e assordante. Osservò le sue mani, sporche dell’innocente sangue della sorella minore. Sgranò gli occhi, incapace per il momento di muoversi, perfino respirare era faticoso, piangere era troppo poco per esprimere tutto il suo lacerante dolore. Pensò che il dolore lo avrebbe fatto scoppiare, sperò che la sofferenza gli facesse esplodere il cuore. Una macabra risata echeggiò nel buio tetro della stanza. Un tuono rimbombò nella camera. La luce saltò ancora, un grido, più acuto che mai: il grido di Sam che rompeva la notte. Un lampo illuminò due cadaveri. Poi nel buio nulla fu più visibile, a parte due fluorescenti, terrificanti, crudeli occhi blu.
Dieci minuti.
Un suono e via:
solo dieci minuti,
di freschi saluti,
di parole in silenzio,
di silenzi in parole.
E sono muti sussurri,
solamente tristi,
tristemente soli.
Un sorriso, fra due sguardi,
si è fatto tardi…
ma di minuti ne bastano dieci,
per esser felici…
Guardando da una nuvola...
Rosso fuoco e sangue e baci.
osservando da lassù...
arancio d’estate e ricordi indelebili.
dall’alto di uno sguardo...
gialli soli e cartelli e palline da tennis.
com’è ttt distante...
prati verdi, sguardi smeraldini e foglie su foglie.
dalla tua gabbia opalescente...
azzurro un po’ di cielo e temi sul computer.
ti sporgi per vedere...
un blu immenso è il mare.
c’è ancora che ti sfugge?
il viola sui lividi, sulla pelle, in un fiore.
Guardando da una nuvola, scorgesti sul mondo l’arcobaleno...
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